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PARROCCHIA DI VEROLAVECCHIA

XV - XVI (preesistenze intero bene)

Documenti di archivio testimoniano che la vecchia parrocchiale, una costruzione della fine del Quattrocento sorgeva nella zona del presbiterio della chiesa attuale e aveva la facciata verso meridione. Nel settembre 1563, in occasione della visita pastorale di monsignor Bollani, la chiesa parrocchiale risultava non ancora completata e il visitatore ordinava opere edilizie di un certo rilievo (“siano costruite in muratura con volte a crociera le due altre campate che non lo sono, […], sia fatto il pavimento della chiesa”).

XVII  (preesistenze intero bene)

La sagrestia della vecchia chiesa veniva costruita nel 1698.

XVIII  (preesistenze intero bene)

Il necrologio di G.B. Pancheri, riportato nel libro dei morti alla data del 2 febbraio 1737, parla di un legato di 1200 scudi da lui fatto “pro edificanda nova parochiali”. La vecchia parrocchiale veniva valutata non più adatta alle nuove esigenze della popolazione in crescita, per la capienza limitata e lo stato precario della stessa.

XVIII  (riedificazione intero bene)

La scelta dell’area su cui erigere le nuova chiesa cadde sul luogo della vecchia parrocchiale, con l’aggiunta delle zone adiacenti, fino ad allora utilizzate come cimitero. La data di inizio dei lavori è il 1753, testimoniata dalla epigrafe posta sul portale di ingresso. “DEO UNI TRINO MDCLIII TEMPLUM HOC INCEPTUM SIMULQUE ABSOLUTUM OBLATIONIBUS IN ANNO VIGINTI. DICATUM AB EPISCOPIO NAVA MDCCCXVIII DIE TERTIA MENSIS MAIJ ARCHIPRESBITERO RACCAGNI”.Il 5 ottobre 1753 il parroco don Butturini riceveva delega per benedire la prima pietra, che fece dieci giorni dopo. Su disegno di Domenico Prandini di Calvisano, sotto la direzione del capomastro G. Battista Mosca di Pontevico, nel 1753 iniziavano i lavori della nuova fabbrica. La nuova chiesa veniva orientata in modo opposto rispetto alla consuetudine di porre l’altare verso oriente, per mettere in collegamento diretto la canonica con la sagrestia e per ovviare alla presenza di un dislivello nel terreno adiacente all'abside che avrebbe nece

XVIII  (completamento nucleo centrale)

I lavori all'interno videro l’erezione degli altari laterali a cominciare dall'altare dei Morti, per passare a quello della Madonna del Rosario, del Corpo di Cristo, della S. Croce e della allora Beata Angela Merici. A partire dal 1776 veniva realizzato l’altare maggiore dallo scultore Lorandi su disegno di Bernardino Carboni e veniva completato nel 1787. Al 1773 risale la soasa in gesso, opera di G. Battista Rusca di Pralboino (probabilmente su disegno del Carboni), decorata alla sommità da due angioletti eseguiti da Beniamino Simoni. Nel 1773 venivano posti i marmi alle lesene della controfacciata. Nel 1774 si provvedeva alla pavimentazione della navata e nel 1779 alla collocazione dei gradini del presbiterio. Nel giugno del 1781 veniva commissionato il pavimento del presbiterio a G. Maria Moladore di Virle. Nel 1776 il pittore Pietro Ferrari dipingeva la nuova sagrestia, il cui pavimento veniva realizzato nel 1777.

XVIII  (completamento intero bene)

Nel 1778 venivano avviati i lavori di sistemazione della facciata con la collocazione del portale in pietra di Botticino. Nell'aprile 1780 veniva realizzato lo zoccolo di base sempre in Botticino. Gli stucchi e le diverse rifiniture della facciata si devono a Giuseppe Rossi; le due statue dei patroni Pietro e Paolo, le balaustrine, gli acroteri e i capitelli delle lesene al marmoraio Moladore. Nel 1783 si avviava la costruzione del porticato a ridosso del lato destro della chiesa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



XVIII  (completamento sagrato)

Nel 1783 veniva eseguita la pavimentazione della piazzetta del sagrato delimitata da una ringhiera di ferro.

XVIII  (completamento nucleo centrale)

I lavori sulle finiture continuarono fino al 1790. Nel 1781 veniva effettuata la posa delle pietre allo zoccolo delle lesene. Si avviavano le sistemazioni definitive di alcuni altari laterali (S. Carlo e S. Angela) e completavano l’opera gli indoratori Domenico Facente e Ottavio Peluzzi.

XVIII  (completamento campanile)

Nel 1782 ebbero inizio i lavori del nuovo campaniletto, costruito su disegno del capomastro Mosca. Nell’agosto dello stesso anno veniva demolito il campanile della vecchia parrocchiale.

XIX  (completamento nucleo cenrtrale)

Alla fine del 1800, il parroco don Andrea Mombelli (parroco a Verolavecchia dal 1896 al 1928) fece eseguire a Luigi Tagliaferri gli affreschi, a Bianchini gli stucchi della volta e della navata del presbiterio e a Zimbelli diverse opere di indoratura.

XX  (restauro nucleo centrale)

Intorno al 1989 sono state eseguite lavorazioni per il restauro delle superfici interne della chiesa.

XX  (restauro copertura)

Intorno al 1990 state eseguite lavorazioni per il rifacimento del manto di copertura.

XX  (riedificazione campanile)

nel 1904 veniva avviata la costruzione del campanile di 65 metri su progetto dell’architetto Muzio in stile Neogotico. Il 30 novembre 1905 vennero poste le prime quattro pietre della nuova costruzione. Il 25 agosto 1907, alla presenza del Vescovo M. Corna Pellegrini, veniva inaugurato con la benedizione delle cinque nuove campane fuse a Verona dal signore Luigi Cavandini.

XXI  (restauro copertura)

Intorno al 2000 state eseguite lavorazioni per il rifacimento del manto di copertura.

XXI  (restauro campanile)

Intorno al 2012, dopo il terremoto dell'Emilia, Lombardia e Veneto, il campanile è stato rimesso nella sua posizione originaria e inglobato da una struttura metallica.

XXI  (completamento sagrato)

Intorno al 2000 state eseguite lavorazioni nel sagrato per il superamento delle barriere architettoniche.

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PARROCCHIA DI MONTICELLI D'OGLIO

XVI  (preesistenze intero bene)

Nel 1540 il nobile Annibale Grisonio (luogotenente vicario generale dei vescovi di Brescia Francesco e Andrea Corner, dal 1532 al 1550 e canonico di Capodistria dal 1540 al 1545) compì la sua visita pastorale in parte della diocesi bresciana. Il 10 ottobre, proveniente da Verolavecchia, era a Monticelli. Nel paese vi erano 350 anime, 200 delle quali in età da comunione. Egli visitò la chiesa parrocchiale di nuova costruzione ("noviter constructa") che era priva del cimitero e non soggetta ad alcuna pieve ma che si recava a Brescia per ricevere il sacro crisma. La chiesa no risultava ancora consacrata. Il Grisoni vede il battistero custodito decentemente, con calice, paramenti e purificatorio.

XVI  (preesistenze intero bene)

Il 18 settembre 1572 vi fu una visita pastorale ad opera di Cristoforo Pilati. Visitò la chiesa di Santa Croce e la parrocchiale campestre di San Silvestro. Per comodità di popolo, pur essendo parrocchiale la chiesa del cimitero, i Sacramenti venivano amministrati nella chiesa del borgo facente funzioni, praticamente, di effettiva parrocchiale.

XVII  (preesistenze intero bene)

Il 26 febbraio 1657, a Monticelli d’Oglio vi fu la visita del canonico Gerolamo Chinelli per conto del cardinale Piero Ottoboni, vescovo di Brescia. Il Chinelli visitò la chiesa di San Silvestro al cui altar maggiore era annessa la Scuola del Santissimo Sacramento, senza redditi né obblighi e che non veniva governata secondo prescrizioni. Oltre detto altare vi erano quelli di Sant’Antonio di Padova e della Madonna del Rosario.

XVII  (preesistenze intero bene)

Bernardino Faino nel suo “Coelum Sanctae Brixianae Ecclesiae cuius preclara Lumina Catalogis Quator Comprendiarijs Pandit Bernardinus Faynus” annoverava le cinque chiese monticellesi: la parrocchiale sotto il titolo di San Silvestro con due altari e un parroco amovibile, la vecchia chiesa del cimitero; dedicata allo stesso santo e antica parrocchiale; l’oratorio della visitazione della Beata Vergine Maria a Santa Elisabetta nella contrada campestre di Torbiato; l’oratorio di San Giovanni Battista e l’oratorio di Santa Barbara nel castello.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



XVII  (preesistenze intero bene)

Il vescovo Marino Giorgi o Zorzi, l’8 ottobre 1669 partì da Pontevico a Monticelli d’Oglio. Nella relazione del curato don Francesco Fausti, precedentemente fatta pervenire al vescovo, risulta che la chiesa parrocchiale era sotto il titolo di Santa Croce ed aveva tre altari. Al maggiore di essi era eretta la Scuola del Santissimo Sacramento; gli altri due riportavano dediche al Santissimo Rosario e Sant’Antonio di Padova. Nel 1677 il parroco di Monticelli d’Oglio, G. paolo Seniga, stese la sua relazione per il vescovo. In parrocchia vi erano i tre altari: del Santissimo Sacramento, del rosario e di Sant’Antonio proprietà di Giulio Provaglio con l’obbligo di far celebrare una messa la settimana.

XVIII  (rifacimento intero bene)

Nel 1703 a Monticelli d’Oglio vi fu la visita pastorale del cardinale Marco Dolfin vescovo di Brescia. Il 2 novembre di quell’anno, il parroco Pietro Paolo Pavia, stese la propria relazione. In essa egli scriveva che, presso al chiesa parrocchiale, vi erano due altari non ancora consacrati: quello del Rosario e di Sant’Antonio di Padova. L’altare del Rosario aveva annessa l’omonima confraternita con le indulgenze solite a concedersi ai confratelli; non aveva beni stabili ed era mantenuta con le sole elemosine. Non vi erano sacerdoti o chierici che abitassero in paese. Nello stesso secolo venne restaurata la chiesa parrocchiale rifatta la facciata.

XX  (restauro intero bene)

Nel giugno 1937 si fece riparare l’ostensorio e, a novembre, si raccolsero le offerte per i restauri necessari alla chiesa parrocchiale. Verso la fine dello stesso mese fervevano pure i preparativi per accogliere la visita pastorale. Il vescovo Giacinto Tredici, il 6 e 7 dicembre, era a Monticelli dove decretò alcuni provvedimenti di poco conto per le tre chiese. L’unico, di un certo peso, fu quello riguardante la rimozione dell’”altare di Sant’Antonio di Padova, lasciando solo il quadro con la propria cornice; si rimuovano dalla chiesa tutti i quadri di carta, eccetto la Via Crucis, che dovrà essere eretta canonicamente per avere le indulgenze, perché ha perso quasi tutte le croci”. Nel 1938 si fece una nuova porticina per il tabernacolo ed è forse l’anno successivo che, nella chiesa e nella canonica di Monticelli, giunse per la prima volta la corrente elettrica.

XX  (sopraelevazione campanile)

Nel 1949 il parroco don Casa concepì l’idea di mettere un concerto di campane sulla torre parrocchiale. E fu cos’ che pensò anche all’innalzamento del campanile. I lavori vennero affidati all’impresa quinzanese di costruzioni edili “Calzoni Tommaso e figli” che gli compì in dodici giorni con un compenso di L. 107.237. Incaricata di fondere le campane per Monticelli fu la ditta “D’Adda Luigi fu Francesco” di Crema mentre gli inceppa tori furono i fratelli Bertoli di Castelli Calepio (Bergamo). Questo intervento, nel tempo, si rivelò dannoso per la struttura. Alle 8.15 del 20 marzo 1971 un boato scosse Monticelli d’Oglio. Il campanile appesantito dal intervento della prima metà del XX secolo, l’innalzamento della torre e l’aggiunta delle campane, crollò.

XX  (manutenzione copertura)

La copertura della chiesa di Monticelli d’Oglio venne riparata nel 1950 dal muratore Anni Giacomo.

XX  (manutenzione nucleo centrale)

Gli anni compresi tra il 1951 e il 1953 videro nuove opere alle vetrate della chiesa parrocchiale di San Silvestro.

XX  (restauro intero bene)

L’11 ottobre 1958 il parroco di Monticelli d’Oglio don Federico Bertolà ricevette la visita pastorale da parte del vescovo Giacinto Tredici (?). La chiesa di San Silvestro si presentava “in un pessimo stato ed è per merito suo se oggi si mostra così com’è: vestita a nuovo e di nuovo e arricchito misticismo. I marmi dello zoccolo perimetrale e la nuova pavimentazione donano un aspetto più salubre all’edificio così come la decorazione e la nuova colorazione della chiesa. Si devono a questo meritevole parroco la statua della madonna del Rosario e del Sacro Cuore di Gesù. Queste opere, in legno pregiato rivestito in oro zecchino, provengono dalla bottega dei fratelli Poisa di Brescia. Sempre ad opera degli stessi sono le artistiche eccellenti stazioni della Via Crucis e l’apparato delle Quarant’ore consistenti in due Angeli e due Candelabri, con relativa impalcatura: intagliati a mano in legno pregiato e dorati. E’ stato acquistato un nuovo harmonium e sistemato, con la dovuta decorazione

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